CREDENZE vs REGOLE nella CARTOMANZIA
“Non fare le carte la Domenica, altrimenti il consulto non esce!” – “Le carte non si fanno quando si ha il mestruo” – “Le stese solo e unicamente su un panno verde, mi raccomando!”
Quante volte abbiamo sentito queste frasi, approcciandoci al mondo della cartomanzia e, soprattutto, se si ha avuto a che fare con cartomanti di vecchia data o se si sono letti libri di qualche decennio fa volti ad insegnare il gioco divinatorio al grande pubblico?
Scommetto che qualsiasi persona che ha a che fare con la cartomanzia e con i Tarocchi, cresciuto in Italia, abbia una certa famigliarità con queste frasi. Tuttavia, io scommetto che se una persona che sa leggere le carte ma che non conosce queste “regole” facesse una stesa di Domenica, col mestruo e su un panno blu, quella uscirebbe lo stesso.
PERCHÈ?

The card reader, 1880, A. Anker
Banalmente perché queste non sono davvero delle regole, bensì rientrerebbero meglio nel concetto di “CREDENZE”. Una credenza si rifà all’atto del “credere”, del ritenere vero un qualcosa e, specificatamente nell’ambito spirituale, è “l’adesione […] a nozioni e concetti dei quali non si può dare una dimostrazione rigorosa”.[1]
Questa definizione innanzitutto calza a ciò che abbiamo visto, poiché spesso le credenze relative alla cartomanzia si associano a credenze di carattere spirituale/religioso: il non fare le carte la Domenica è chiaramente collegato al fatto che la Domenica sia giorno sacro nel mondo Cristiano; una delle credenze relative che ho sentito di recente, “si devono legare i capelli quando si leggono le carte”, si potrebbe rifare alla credenza diffusa in ambito spirituale che i capelli assorbano energie.
Ancora, la credenza potrebbe far riferimento a una convinzione diffusa a livello popolare: la credenza circa l’impurità del mestruo (anch’essa di matrice probabilmente religiosa) potrebbe spiegare il perché ci si debba astenere, secondo questi detti, dallo svolgere pratiche divinatorie.
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| The fortune teller, J.L. Lomas, XIX Sec. |
In secondo luogo, ci fa capire che quando si parla di credenze non si parla di regole ferree e di cui la valenza è oggettivamente dimostrabile: possiamo dimostrare davvero che se una persona svolge un consulto su un panno rosso e non verde questo influisca sul risultato?
Detto ciò dunque, rientrano nel gruppo “credenze della cartomanzia” tutte quelle regoline di gioco che noi SCEGLIAMO DI (o magari siamo stati educati a) SEGUIRE ma che, oggettivamente, potrebbero anche essere ignorate al fine di avere una buona stesa.
Quando invece parliamo di REGOLE, parliamo proprio di tutte quelle istruzioni che dovremmo seguire per poter svolgere una stesa in modo ottimale e che, bene o male, valgono per tutti, non solo per coloro che scelgono di abbracciarle!
E in un Paese dove la cartomanzia è molto diffusa dai suoi albori e dove questa pratica è costellata di credenze affini, sorprenderà forse sapere che le regole vere e proprie della cartomanzia sono POCHE e MOLTO BASICHE. Alcuni esempi che posso riportare sono:
- Avere lo strumento necessario (un mazzo di carte): possiamo constatare che senza un mazzo non possiamo leggere le carte? È una cosa sciocchina, ma sicuramente sì! (Nonostante oggi, con internet, addirittura quasi non è manco più necessario questo, perché di applicazioni e siti che tirano carte random ne troviamo a bizzeffe);
- Conoscere le carte e almeno un metodo di stesura, come deve essere posta la domanda, insomma le basi del gioco divinatorio: possiamo affermare che senza sapere da dove partire, con un mazzo di carte in mano, non ci facciamo nulla? Direi che anche qui, la risposta sia affermativa (cosa che tra l’altro vale anche per qualsiasi altro gioco di carte: è forse indecente il paragone, ma per fare l’esempio, io non conosco le regole del poker. Secondo voi, anche avendo un mazzo di carte francesi in mano, potrei mai giocarci?);
- Avere una certa predisposizione: chiamatela dote, dono, intuizione, come vi pare… quel che è certo è che se vogliamo usare le carte in chiave divinatoria ma anche tarologico-evolutiva (non parliamo quindi di puro e freddo interesse per la materia) ci serve una certa attitudine personale, perché senza quella non possiamo portare avanti alcuna Arte.
Ricapitolando il tutto, nel mondo della cartomanzia abbiamo delle CREDENZE, che una persona SCEGLIE di seguire o è stata educata ad adottare, in base a ciò che personalmente ritiene valido o in base a ciò che le è stato insegnato, e delle REGOLE che TUTTI dovrebbero conoscere e seguire poiché stanno alla base del corretto uso delle carte (qualsiasi mazzo noi scegliamo di usare, non solo Tarocchi) e della riuscita di un buon consulto.
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| Psychic Medium, K. Stanley |
SU INTERNET…
Spesso c’è molta confusione: mi è capitato di vedere persone ancora inesperte chiedermi “ma se mia zia mi ha detto che prima di un consulto devo fare una piroetta, devo farlo? È una regola?” o persone con anni di conoscenza ed esperienza sostenere fermamente che queste credenze vadano assolutamente rispettate.
Nel primo caso, direi che la questione è molto semplice: poniamoci la domanda “ma questa cosa, che valenza ha per me? Io credo davvero che sia così?” e diamoci anche la risposta relativa.
Nel secondo caso, dobbiamo sempre ricordare che le credenze hanno una valenza soggettiva: è giusto, magari anche in chiave informativa, parlare di queste cose e non lasciarle nel dimenticatoio (io stessa ho citato alcune di queste credenze popolari nell'articolo, che per quanto possa non ritenere personalmente valide, sono affascinanti e han fatto parte del mondo della cartomanzia!), ma come chi non le segue non dovrebbe avere il diritto di giudicare aspramente chi lo fa, non dovrebbe accadere nemmeno il contrario, arrivando ad affermare che chi non crede a né rispetta queste cose allora non possa essere un valido cartomante.
Abadessa Devina
FONTI:
[1] Vocabolario Treccani, Credenza1, paragrafo 1.c


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