Troppi mazzi di Tarocchi: riflessione su come il mercato esoterico sta "uccidendo" la magia
Camminando per le strade di Parigi, tra il II e il III Arrondissement, mi sono imbattuta in una piccola libreria rosacrociana che vendeva, come si può dedurre, libri e oggettistica esoterica, tra cui vi era un piccolo assortimento di mazzi di Tarocchi. Mi è piaciuta molto quindi ho scattato una foto, l’ho messa sui social (vi ricordo il mio profilo IG: abadessa_devina_tarocchi) e, in privato, una mia follower molto carina mi ha consigliato di visitarne un’altra più grossa e più fornita, che non conoscevo.
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| Uno dei magnifici mazzi venduti alla libreria rosacrociana |
Mi avvio quindi il giorno dopo verso il Quartiere Latino, carica di curiosità e, appena la trovo, entro veloce, attratta dalle cinquantine di mazzi esposti, tra Tarocchi, Oracoli e Sibille. Inizio ad osservare la fornitura esposta e vengo, ovviamente, subito attirata dalle copie dei vari mazzi del Marsiglia (siamo in Francia, che ci aspettiamo?): le osservo, le maneggio con cura (nota assolutamente positiva: in questa libreria la maggior parte dei mazzi ha un mazzo “tester”, che si può aprire per poter osservare le carte!), per curiosità più che per interesse, poiché io ho già due versioni di questo mazzo e, di conseguenza, non ne avrei comprato un terzo.
Osservo le tantissime versione della Sibilla Lenormand, Grand et Petit, il RWS, le Minchiate Fiorentine, i Wirth… ma da appassionata quale sono, quel che mi colpisce di questo posto è che non provo alcuna sensazione di eccitazione, quella che, a mio parere, qualsiasi appassionato dovrebbe provare in presenza di una così grande esposizione. Quella sensazione che avevo provato il giorno prima, scoprendo la libreria rosacrociana per puro caso, quella che provavo anni e anni fa quando entravo nei negozi esoterici, circondati sempre da un’aura mistica e dal tanfo degli incensi.
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| Altro pazzesco esemplare di Tarocco Marsigliese, della famosa libreria esoterica parigina |
Mentre osservo il vasto assortimento, dietro di me entra una coppia di italiani. La ragazza esclama: “è come quella che sta dietro il Duomo [di Milano, n.d.r.]!”, riferendosi con tutta probabilità alla libreria esoterica del capoluogo lombardo, che io non ho mai visitato ma che conosco di fama. Ed è stata proprio quella esclamazione che ha dato motivazione alla mia mancanza di emozione:
E se fosse stato proprio perché “è come quella dietro il Duomo”? E con questo non intendo uguale identica (come scrivo sopra, questo io non posso saperlo), ma come concept! Se fosse stato proprio il fatto che ormai, ovunque giri, trovi queste librerie che offrono le stesse cose?
Alzo gli occhi sugli scaffali e il quadro inizia a mettersi davvero a fuoco: libreria fornitissima, nulla si può dire, ma su più di 100 mazzi di carte, 20/30 sono i mazzi “classici” e alcune loro varianti, mentre il resto sono i “Tarocchi del millepiedi”, gli "Oracoli dell’unicorno”, "I messaggi dell’intestino tenue”; mazzi di tutti i colori, di tutte le forme, di tutti i tipi e per tutti i gusti, cosa che, ai miei occhi, renderebbe qualsiasi negozio esoterico alla pari di un negozio di caramelle o un parco divertimenti per bambini cresciutelli.
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| Il classico scenario che, ormai, vediamo in qualsiasi libreria esoterica: pile e pile di mazzi di carte di ogni tipo |
Questo mi ricollega a un post che ho visto qualche giorno prima, dove una nota catena di negozi a bassi prezzi sponsorizzava il loro nuovo mini-mazzo di Tarocchi, con disegnini orrendi e di cui, certamente, non sentivamo il bisogno. Sicuramente lo troveremo esposto tra mani di gesso che fanno il dito medio, penne con le piume rosa schocking e palline anti-stress dall'odore chimico...
Tutto ciò mi fa quindi chiedere: non è che il troppo sta, lentamente, iniziando a stroppiare? Non è che forse, quella sensazione che provavo prima e che ho provato nell’anonimità e alla penombra della libreria rosacrociana, derivava proprio dal fatto che tali luoghi fossero cose di “nicchia”? Che sì, in realtà erano aperti a tutti, ma che dovevi proprio andare a cercare col lanternino e che, una volta trovati, davano l’idea che davvero pochissime persone, quelle seriamente interessate, ci entrassero? E che derivasse anche dal fatto che i mazzi a disposizione sì, erano già variegati, ma che “avessero senso”, fossero delle vere opere d’arte, e non fossero creati solo per aesthetic, “da social”?
Ovviamente, questo mio articolo non vuole essere un attacco alle librerie in questione, anche perché per quella parigina che ho visitato posso dire che i commessi sono stati cordiali e, oggettivamente, è un luogo tenuto davvero bene (ho anche acquistato un pacchettino di incensi hand-rolled al sangue di drago ed è uno dei pochi negozi fisici in cui vedo venduta la canfora sfusa, che personalmente amo, quindi figurarsi a parlarne male!) e perché so che queste librerie, aperte da molto prima che i Tarocchi e la spiritualità diventassero moda, si sono dovute adattare ai cambiamenti, bensì vuole essere una semplice riflessione personale su come la visione della cartomanzia e dei Tarocchi abbia portato cambiamenti su larga scala e di come questo abbia un effetto su tutti, me compresa.
Oggi non solo leggere le carte “fa figo” ed è diventato un business legale in vari Paesi, quando fino a 10 anni fa se leggevi le carte eri uno strambo e pure truffatore (per la gente e per la legge): è diventata una vera e propria moda sistematica e sento che la mia vena aquariana fa fatica ad accettarlo. Una volta incontrare qualcuno che leggeva le carte era un evento unico, nonostante i mazzi si trovassero nelle librerie e nelle edicole (ma essendo una cosa di nicchia, come detto prima, interessava solo uno ristretto numero di persone e anche lì: librerie ed edicole non davano così tanta scelta, spesso ti beccavi quel che c’era tra i 3,5,10 mazzi a disposizione); oggi non solo, se ti viene lo schizzo, puoi andare nella libreria di quartiere a comprare il mazzo o farlo su internet, ma c’è proprio imbarazzo della scelta: se i Tarocchi sono difficili e pesa il culetto imparare a leggerli puoi sempre comprarti l’Oracolo dei Pavoni di Punta Marina fatti con ChatGPT e iniziare subito, magari sui social e facendoti pagare.
Insomma, questa confusione generale inizia a gettare in confusione anche me, tanto da non capire più nemmeno cosa provare in merito: sono io che non ho più bisogno di acquistare mazzi e quindi sento che visitare negozi molto forniti sia inutile o è perchè davvero mi disturba l’over-commercializzazione dei Tarocchi e dell’Arte Divinatoria e, di conseguenza, quando vado in un negozio la mia “bussola”, quella che mi faceva avvicinare allo scaffale con gioia, poi a uno specifico mazzo e infine accendeva l’istinto di comprarlo, sta andando in tilt a causa di tutto ciò?
Abadessa Devina




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