Ma posso leggermi di Tarocchi DA SOLA?

Tornando al discorso credenze VS regole della cartomanzia, trattato in questo articolo, oggi vorrei soffermarmi su forse una di quelle (una cosa? Credenza o regola? Chi lo sa…) più spinose e “borderline” in assoluto: quella sulle AUTOLETTURE.

Sicuramente, almeno una volta nella vita tutti i cartomanti avran sentito questa frase: “ NON CI SI PUÓ LEGGERE LE CARTE DA SOLI, ALTRIMENTI IL CONSULTO NON ESCE!

Ma ci siamo mai soffermati a chiedere il PERCHÈ di questa affermazione? E in quale estensione essa è vera?

Pic da: Mistertarot.com


LA REALTÁ NASCOSTA DIETRO LE AUTOLETTURE

Quando noi facciamo le carte, uno dei consigli che dovremmo seguire è quello di essere in uno stato di rilassamento (se non in uno stato semi-estatico vero e proprio). Questo sia perché la divinazione ha sempre richiesto comunque un certo tipo di “atmosfera”, possiamo definirla così (anche se qui non parliamo solo di cartomanzia, poiché il discorso può pure essere relativo alla tarologia) sia perché fare un consulto di carte quando si è in stati non propizi (particolarmente emotivi e coinvolti, ad esempio) potrebbe portare a scarsa concentrazione e, di conseguenza, a pessimi risultati.

Ora: se questi consigli vengono dati quando il cartomante / tarologo deve agire su un consultante, ergo un estraneo, immaginate quanto tutto ciò sia ulteriormente importante quando si parla di leggersi le carte da soli e quanto difficile sia metterli in pratica!

Se chiediamo una domanda circa la nostra relazione, siamo davvero in grado di staccarci dal nostro lato emotivo? Di staccarci dall’innamoramento per il partner, dalla soggettività? Se chiediamo una domanda sul nostro futuro lavorativo, in che misura riusciremo a staccarci dalle nostre personali aspirazioni, dal nostro desiderio di successo e dalla paura di fallire? E, parlando di tarologia evolutiva, se volessimo fare un consulto o un “gioco” più introspettivo su noi stessi, davvero avremmo la necessaria oggettività per svolgere un’auto-analisi completa? Per vedere quali sono davvero i nostri lati più nascosti e inconsci?

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Fatte queste considerazioni, capiremo dunque bene che la storia del “farsi le carte da soli fa sì che il consulto non esca” non abbia nulla a che vedere con cose sovrannaturali: viene detto semplicemente perché la maggior parte delle persone (e qui parlo anche di cartomanti validi e con grande esperienza con cui ho avuto modo di parlare e che mi han detto che loro non si leggono mai le carte da soli) FAN FATICA a leggere le carte a sé stessi mantenendosi razionali! Di base: non sono in grado di rilassarsi a tal punto da “staccarsi” dal proprio ego e leggere una stesa in maniera oggettiva al 100%, facendosi sempre, in qualche misura, prendere dai propri sentimenti, dai propri desideri e dai propri timori, riversandoli nell’interpretazione e ottenendo, come risultato, delle letture che non sono affatto precise e affidabili.

MA SE IO NON HO NESSUNO A CUI CHIEDERE, COME FACCIO?

Per la fortuna di chi mi legge, io faccio parte dei cartomanti che si leggono anche le carte da soli. Agli inizi del mio percorso infatti, proprio perché non avevo “cavie” per le mie prime letture, mi sono fatta una quantità immane di auto-letture, cosa che mi ha sicuramente formata anche in questo senso e che mi ha aiutata a crearmi un metodo per poterlo fare quasi sempre in maniera più oggettiva possibile (dico quasi sempre perché ci sono stati casi in cui anche io, proprio per il discorso fatto poco fa, a volte mi sono fatta prendere dalla soggettività, sbagliando le previsioni e le analisi di situazioni a me care). Ergo, ho deciso tramite questo articolo di riportare dei consigli per chi volesse superare questo ostacolo e provare a farsi le carte da solo!

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1)      BASARSI SULLE INTERPRETAZIONI “TRADIZIONALI”: Agli inizi, come tutti i cartomanti della mia generazione, mi affidavo moltissimo alle interpretazioni da libretto. Questo è un consiglio che dò a prescindere a tutti gli aspiranti cartomanti e, in particolar modo, a chi vuole imparare (anche avendo già discreta esperienza) a chi vuole farsi le auto-letture, perché i significati standard delle carte, diversamente da quelli intuitivi che possono essere più personali e influenzabili, sono uguali per tutti. Se il responso a una domanda d’amore sarà una Torre, un 10 di Spade, un 5 di Coppe il libretto con i significati basici non ci dà grande margine di interpretazione libera: ci toccherà “rassegnarci” sul fatto che quella previsione dà un responso che potrebbe non piacerci.

 

2)      ACCETTARE LA DURA REALTÁ: “okay, mi esce un 3 di Spade come responso a una domanda sulla mia relazione: il libretto e la carta in sé non sono molto promettenti, però non è detto, insomma: forse non è proprio così negativo come sembra, forse potrebbe voler dire che…bho, magari meglio fare un’altra stesa e sperare in qualcosa di diverso!” – NO! N.O. Se vogliamo leggere le carte a noi stessi dobbiamo imparare a essere oggettivi e onesti con noi stessi, accettando la realtà dei fatti. Se esce un responso che non ci piace, ci tocca arrenderci all’evidenza! Se non siamo pronti ad accettare le realtà che le carte ci offrono, meglio non farsele proprio! Proviamo a pensare anche a ciò: se un vostro consultante non accetta il responso che gli/le date, voi rifate la stesa da capo? Credo che la risposta sia no e così deve essere anche per voi. Potete, tutt’al più, estrarre delle carte esplicative (senza esagerare,mi raccomando!) per capire perché sia uscito quell’Arcano in particolare, o potete fare delle altre stese approfondendo, per capire anche magari come evitare certi risvolti disastrosi, ma that’s it!

 

3)      PRIMA DEL CONSULTO, SVOLGERE TECNICHE DI RILASSAMENTO e DISTACCO: Uno dei consigli che applico anche io è quello, innanzitutto, di mettermi in un’ottica più rilassata. Se la questione mi agita, se vedo che già nel porre la domanda inizio a farmi prendere da qualsiasi tipo di sensazione che altera il mio stato, mi blocco. Cerco di rilassarmi, di focalizzarmi su quel che debba fare ed ecco che, con un atteggiamento più rilassato e meno caotico, riprendo in mano le mie carte e pongo la domanda, pronta a tutto. Altra cosa che faccio e che consiglio è quella di porre le domande in terza persona: al posto di chiedere “riuscirò a fare questa cosa?” preferisco chiedere “(mio nome) riuscirà a fare questa cosa?”. In questo modo aiuto me stessa nel distacco, poiché volgere la domanda in terza persona è un trucchetto psicologico che mi fa percepire come se stessi chiedendo per una persona che non sono io.

 

4)      IMPARIAMO A DISTINGUERE L’INTUIZIONE DAL NOSTRO PENSIERO PERSONALE: Ultimo consiglio e forse quello più difficile da mettere in pratica è quello di imparare a non confondere l’intuizione pura, la sensazione che ci arriva quando guardiamo la stesa, con il nostro personale pensiero, ossia quel che noi “vogliamo” o “pensiamo” che le carte ci dicano. Ciò è piuttosto ostico perché, come detto anche nel primo punto, l’intuizione è un qualcosa di personale, derivando da dentro di noi. Tuttavia, se siamo sufficientemente distaccati, oggettivi e in stato anche propizio e molto rilassato, ci renderemo conto che l’intuizione non coincide strettamente con la nostra volontà. Quando abbiamo “sentore” di qualcosa, infatti, non sempre è un qualcosa che noi desideriamo: potrebbero essere anche sensazioni “negative”. D’altro canto, anche la troppa negatività e il troppo pessimismo non sono benefici! Se siamo persone di tendenza pessimiste, tendiamo a pensare che vada sempre tutto male, dobbiamo accantonare questo atteggiamento e arrenderci anche all’evidenza di intuizioni che ci spingono nella direzione opposta.

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IN CONCLUSIONE…

Per rispondere alla domanda del titolo di questo articolo: posso leggermi i Tarocchi da sola? La risposta è ASSOLUTAMENTE Sĺ! Qui capiamo dunque che quella del non leggersi le carte non è una regola legata alla cartomanzia. Tuttavia, se molte delle credenze in questo campo sembrino non avere una ragione di base valida, questa la ha, perché è verissimo che fare una cosa del genere non sia affatto semplice e, spesso, se non ne siamo in grado, può davvero far sì che “il consulto non esca” ( o, meglio: le carte rispondono, ma siamo noi non in grado di cogliere il significato al 100% e in modo ottimale). Se vogliamo farcele, dunque, possiamo provare a mettere in atto una serie di meccanismi che possano aiutarci in tal senso (i miei sono solo consigli, ma altri cartomanti potrebbero avere metodi differenti) e vedere se, col tempo, miglioriamo e diventiamo anche dei provetti “auto-cartomanti”. Se ciò, tuttavia, dovesse rappresentare un problema e, anche provandoci, notiamo che proprio non riusciamo, non dobbiamo temere: sbagliare qui è normalissimo e, come già menzionato in precedenza, vi sono anche cartomanti esperti che preferiscono non farlo, preferendo di contro consultare altri colleghi se han bisogno di chiedere qualcosa inerente alla propria vita personale.

Abadessa Devina



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