Jung NON LEGGEVA i Tarocchi! - Il falso mito più diffuso tra i tarologi e cartomanti moderni

Sono sicura che, almeno una volta nella vita, abbiate sentito termini come “tarocchi junghiani”, “tarologia junghiana” o “taromanzia/cartomanzia junghiana”.

Ma… se vi dicessi che JUNG PROBABILMENTE NON HA MAI LETTO I TAROCCHI? E che le attribuzioni a Jung circa l’argomento sono altroché ESAGERATE?

Nell’articolo di oggi, cercheremo di esaminare in parte il lavoro del famoso psicanalista svizzero in merito, come si è sviluppato questo approccio “junghiano” al Tarocco e quando si può effettivamente parlare di tale approccio nel nostro mondo.


JUNG NON SAPEVA LEGGERE I TAROCCHI

Nel 1950, infatti, egli assegnò a uno dei membri del suo Club di Psicologia, Hanni Binder, il compito di fare ricerche sui Tarocchi di Marsiglia per poi INSEGNARGLI a leggerli, come parte di un progetto legato alla ricerca sulla sincronicità.[1]

Considerando che la prima menzione documentata ai Tarocchi di Jung è di circa 20 anni prima, all’interno di una lettera che vedremo sotto, se avesse saputo leggerli perché chiedere a qualcuno di  insegnarglieli solo 10 anni prima dalla sua morte?

Oltre a non saperli leggere in partenza, da alcune affermazioni ormai note appare anche genuinamente ignorante circa la conoscenza di tale mazzo; nel 1930, nella lettera sovra menzionata, egli affermò infatti: “Sì, conosco i tarocchi. Per quanto ne so, sono il mazzo di carte originariamente usato dagli zingari spagnoli, le carte più antiche storicamente conosciute […][2]

Noi, però, sappiamo bene che ciò non sia vero, lo abbiamo visto in questo articolo: i Tarocchi non sono le carte più antiche a livello storico, non sono un mazzo spagnolo né usato in modo esclusivo dalla popolazione zigana.

Ma allora PERCHÈ il nome di Jung è così tanto associato ai Tarocchi?

Perché il discorso che Jung fece nel 1933, sostenendo che i Tarocchi fossero “[…] immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti” e ancora “[…] idee archetipiche, di natura differenziata, che si mescolano con i costituenti ordinari del flusso dell’inconscio […]”, nonochè la sua affermazione per cui essi sono “[…] applicabili a un metodo intuitivo che ha lo scopo di di comprendere il flusso della vita, eventualmente anche di predire eventi futuri, prestandosi in ogni caso alla lettura delle condizioni del momento presente […][2] È PIACIUTO A QUALCUNO!

(Da: Medium.com)

E questi “qualcuno” sono stati coloro che hanno trovato senso logico in queste parole, iniziando a vedere i Tarocchi come specchio dell’inconscio, come metodo per dare ordine e forma (vedendo le sue raffigurazioni come archetipi, per l’appunto) a ciò che appare, in un primo memento, in disordine e senza forma. Un po’ come le immagini che vediamo nei sogni, come i segni zodiacali o come le figure dei I –Ching, il Libro dei Mutamenti cinese e forse il metodo divinatorio a cui il nostro Jung dedicò molto più interesse, sebbene ciò venga spessissimo dimenticato.

MAGO O PSICOLOGO?

Altra cosa che viene spesso dimenticata è il fatto che la ricerca di Jung sui Tarocchi e il suo interesse per l’occulto, la magia, l’alchimia e i metodi divinatori in genere avessero un fine puramente SCIENTIFICO! Certo, è probabile che lui, personalmente, ne fosse anche affascinato (sull’alchimia ha scritto fior di opere e anche I-Ching sembra li conoscesse molto bene…conoscenze che non derivano certo da un approccio superficiale alla materia!), ma non dobbiamo mai dimenticare che Jung fosse un UOMO DI SCIENZA!

(Da: sciencevmagic.com)

Questa cosa ci viene ribadita da lui stesso in una lettera del 1935 (che possiamo trovare nella sua raccolta, reperibile online in inglese) riguardante Rudolf Steiner, la teosofia e l’antroposofia, dove dice (traduzione italiana mia): “ […] lei (parlando all’interlocutrice) deve capire che io sono un ricercatore, non un profeta. Ciò che ha importanza per me è ciò che può essere provato con l’esperienza […]. Io non ho […] problemi a stare dalla parte della verità se può essere dimostrata […]” .[3]

Ho infatti l’impressione che, sia parlando di spiritualità New Age che di Tarocchi, molte persone vedano in Jung una specie di psicomago spirituale, distorcendo la sua immagine, usando il suo nome per giustificare teorie assurde e credenze/usanze che con lui hanno poco o nulla a che fare. Possiamo solo immaginare la sua espressione nella tomba dinnanzi a certe cose che circolano sul web e a cui il suo nome viene associato erroneamente…

(Foto di C. G. Jung, da: ohga.it)

Tocca ergo ribadire che i Tarocchi rientrano tra quegli strumenti che lo interessarono fino a un certo punto e che furono a lui utili per affinare le sue teorie SCIENTIFICHE e PSICOLOGICHE sugli archetipi, sull’inconscio e sulla sincronicità.

E SE NON CREDETE A ME…

Crederete certamente a Jodorowsky. Sì: proprio il fautore del libro “La via dei Tarocchi”, padre del metodo tarologico-evolutivo, colui che per la sua grande opera si ispirò palesemente a Jung e alle sue teorie sovra citate... ma che in un’intervista per swissinfo.ch del 2023 dice anche che nonostante Jung abbia “aperto le porte della spiritualità nel campo della psicologia” non è riuscito a fare il “passo decisivo”, ossia, riportandolo testualmente: “(Jung) ha trovato le basi per la sincronicità, una ripetizione che avviene senza che riusciamo a capire perché. Tuttavia, non ha potuto sviluppare oltre la sua idea di sincronicità, perché si considerava uno scienziato.[4]

(Alejandro Jodorowsky, da: bombmagazine.org)

I TAROCCHI "JUNGHIANI" AL GIORNO D’OGGI

Ma quindi, questi termini che associano il nome di Jung ai tarocchi e affini, da dove arrivano?

Nomi come Sallie Nichols e Robert Wang possono forse venirci in aiuto. 

Facendo delle ricerche online, sembrerebbe infatti che essi siano tra gli autori di spicco che hanno iniziato, tra gli anni '80 e '90 del secolo scorso, a interessarsi a un approccio più psicologico nei confronti del Tarocco, pubblicando opere come "Jung and Tarot - an archetypal journey" (1980) e “The Jungian tarot and its archetypal imagery” (2001), nonchè un mazzo di Tarocchi chiamato propriamente “Jungian Tarot” (in italiano “Tarocchi junghiani”) del 1989.[5]

(Gli "Jungian Tarot" di R. Wang, da: tarotshop.se)

L'interesse per la visione dei Tarocchi tra strumento di scoperta del sè e simbolismo tradizionale prosegue e cresce negli anni 2000, fino ad arrivare al già citato Jodorowsky, con il suo già citatissimo “La via dei Tarocchi” del 2004, dove propone il metodo tarologico-evolutivo col Tarocco di Marsiglia (su cui non mi dilungo perché ne abbiamo già parlato parecchio qui).

Quel che deduciamo da tutto ciò è che sicuramente il dire di avere un approccio “junghiano” ai tarocchi esiste ed è lecito, ovviamente se lo si fa con coscienza: dire di essere un "tarologo junghiano", usare il nome di Jung per mostrarsi seri e affidabili, a differenza di quel che si possa pensare, per poi non conoscere almeno la base della teoria archetipica e ridursi a fare semplici consulti di cartomanzia terra-terra, senza alcuno scopo introspettivo, capirete bene che è un controsenso! Oltre a ciò, non dobbiamo dimenticare che esso sia un qualcosa di piuttosto moderno, che si basi unicamente su delle frasi pronunciate in un singolo discorso del 1933 (e scarsamente presenti nell’opera “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”, 1934) e che Jung in persona, nonostante espresse marginale interesse per il Tarocco, probabilmente non abbia mai letto una stesa di Tarocchi in vita sua, né per divinare né tantomeno a scopo “tarologico”, concetto che nasce decenni dopo la sua morte.

Abadessa Devina

FONTI 

[1] https://marykgreer.com/2008/03/31/carl-jung-and-tarot/ - Un articolo in italiano che traduce il meraviglioso lavoro di Mary Greer e che vi consiglio se siete interessati all’argomento è: https://www.letarot.it/Carl-Gustav-Jung-e-il-Tarocco_pag_pg194_ita.aspx

[2] https://marykgreer.com/2008/03/31/carl-jung-and-tarot/ - traduzioni mie delle citazioni di C.G.Jung nell’articolo citato

[3] Lettera di C. G. Jung a Frau Patzelt, 29 Novembre 1935, su Rudolf Steiner

[4] https://www.swissinfo.ch/eng/culture/jodorowsky-the-last-surrealist-captivates-youth-at-monte-verit%C3%A0/48449636 - traduzione automatica di Chrome di una parte dell’intervista ad Alejandro Jodorowsky

[5] https://www.amazon.com/Jung-Tarot-Archetypal-Sallie-Nichols/dp/0877285152 (qui si trova l'opera di Nichols e, cercando, anche quelle di Wang)

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