È davvero sbagliato fare i Tarocchi su terze persone, senza che loro sappiano? La nuova etica della cartomanzia

Ultimamente, noto che relativamente alla lettura dei Tarocchi è sorto un problema che, in tempi passati e non sospetti, credo nessuno abbia mai preso in considerazione: MA QUANTO È ETICO CHIEDERE DOMANDE RELATIVE A TERZE PERSONE SENZA CHE LORO LO SAPPIANO?

In un mondo che sempre più si interessa alla sensibilità altrui, che modella la propria etica nel rispetto per gli altri, mirando a stare il più possibile attenti a non urtare nessuno, è ovvio che qualcuno, anche nel mondo cartomantico, abbia iniziato ad applicare regolette morali circa le domande da porre.

Devo dire che la prima volta che ho visto un contenuto dove veniva detto che le domande relative a terzi fossero off limits (un contenuto di un creator americano su Tiktok del 2022), rimasi abbastanza perplessa e mi chiesi: mi sono effettivamente mai posta il problema? Ma io che ho fatto fino ad ora? Tutte le giornate passate a guardare cosa facessero, provassero Tizio e Caio…veramente ho commesso un "crimine" a livello etico? E da quando le persone hanno iniziato a porre l’accento su questa cosa? Inoltre, in quale limite si può o meno chiedere relativamente ad altri?

Tra questo mucchio di domande ho quindi iniziato a farmi chiarezza, analizzando pro e contro, osservando anche persone con pareri diversi dal mio nonché l’uso storico delle carte e ho preso una mia personale posizione in merito: a mio modesto parere, il fare domande su terzi NON NECESSARIAMENTE è poco etico. Dipende da contesto a contesto e noto che anche chi si professa paladino in questo senso, fa molta fatica a tenerne fede…ma vediamo meglio!



NON UNA REGOLA UNIVERSALE

Dato che debunkare false regole relative alla cartomanzia è un po’ quel che faccio, la prima cosa che vorrei dire è che NON ESISTE ALCUNA REGOLA che ci vieta di “ficcanasare” nei fatti altrui. È una cosa che con le carte possiamo fare e che non ha alcuna conseguenza, né materiale né spirituale. Tuttavia potremmo avere credenze in merito al fatto che non sia una cosa molto corretta, seguendo anche un po’ il principio del “non fare ad altri ciò che non vorreste facessero a voi”, infatti la domanda che spesso pongono al pubblico le persone che scelgono di seguire questa etica è :"A voi farebbe piacere che qualcuno usasse le carte per guardare la vostra vita privata?”.  Se la domanda vi fa riflettere tanto da smettere di porre domande del genere su terzi, siete liberissimi di farlo, tuttavia ricordiamo che quel che vale per uno non vale per tutti parlando di credenze e morale personale, tanto più che

…LE CARTE SONO SEMPRE STATE USATE ANCHE A QUESTO FINE!

Ebbene sì, oltre che non parlare di una regola, parliamo pure di un qualcosa di piuttosto recente. Come ho scritto nei primi paragrafi, io sono venuta a conoscenza di tale dilemma solo qualche anno fa e le carte le leggo da parecchio tempo. Inoltre, è un qualcosa che ho visto più che altro sostenere da persone che si sono approcciate alla cartomanzia solo negli ultimi tempi (per loro stessa ammissione) e mai da cartomanti di vecchia data. Perché?

Perché le carte sono SEMPRE state usate anche per questo!

Al di là di poterlo supporre (abbiamo fonti che dicono che il gioco di prevedere la fortuna con i Tarocchi è qualcosa che nasce ancora prima del 1700 tra i salotti della nobiltà, specialmente per quanto riguardasse proprio affari amorosi; sappiamo che anche le Sibille, nel 1800, venivano usate dalle dame, sotto il nome di “chiacchierine” addirittura, riferendosi anche al modo pettegolo con cui venivano usate…), lo possiamo notare anche guardando ad alcuni mazzi.

Nel “Libro di Thoth” di Etteilla, ad esempio, vediamo carte come la 73 al dritto (il 5 di Denari) che riporta il significato di “amante”, la 37 (Regina di Coppe) che, al rovescio, ha la dicitura “moglie di un uomo potente” e la 24 (Cavallo di Bastoni) a cui, per il verso rovescio, sul libretto viene dato il significato di “problemi con il congiunto a causa di qualcuno”; nella Sibilla Italiana abbiamo diverse carte che indicano “un amico” o “un’amica” e, anche qui, quella dell’amante arrivando alla carta della “bionda perfida che cerca di nuocere”, insomma: tutte carte che sembrerebbero coinvolgere di default una terza parte, qualsiasi sia la domanda che facciamo. 

(Alcune delle carte citate sopra)

E infatti, qui, sorge secondo me uno dei grandi problemi di questo tipo di etica, ossia:

QUANDO LA LETTURA SMETTE DI ESSERE PER IL CONSULTANTE E INIZIA A VERTERE SU QUALCUN ALTRO?

Finchè a sostenere che le letture debbano focalizzarsi solo sul consultante sono i tarologi evolutivi è un conto: del resto, il tarologo si concentra solo e unicamente sul consultante, coinvolgendolo attivamente, e anche quando quello vuole sapere qualcosa che riguarda altri, lo reindirizzerà sempre su quel che sente e pensa lui.

Quando, però, si tratta di cartomanzia, la linea a mio avviso si fa molto sottile! Poniamo infatti caso che stiamo cercando risposte sul futuro lavorativo in azienda e mi esce che la mia promozione sarà ostacolata da dei colleghi invidiosi. Altro scenario: chiedo come va la mia vita amorosa ed esce che io sono innamorata ma il mio attuale partner pensa ancora alla ex.

In entrambe le situazioni io ho, in effetti, chiesto qualcosa che riguardasse solo me (il mio lavoro, la mia vita amorosa...), eppure mi sono stati forniti anche dati non richiesti su altre persone, che nella stesa sono saltate fuori. Questo capita perché la nostra vita sociale è costellata di rapporti con gli altri! A meno che io non faccia un consulto evolutivo e che riguarda unicamente il mio sé, la mia evoluzione, il mio scopo su questa terra, è molto difficile che, per quanto riguarda stese sul quotidiano “terra-terra”, le carte non parlino mai di terzi, poiché quelli inevitabilmente fan parte della nostra realtà e il modo in cui interagiscono con noi giocano un ruolo, contribuendo a influenzarla e plasmarla.

Allora, per “non fare domande su terzi” cosa si intende?

Il non fare domande esclusivamente su di loro (esempio: “cosa pensa quella collega invidiosa di me?”) ma se saltano fuori in una stesa su di me (“come sarà il mio futuro lavorativo in questa azienda?” azienda di cui anche lei fa parte e in cui può giocare un ruolo sulla mia vita lavorativa) allora va bene?

Oppure si intende il non ficcanasare propriamente nei fatti altrui (esempio: “cosa fa la mia collega quando torna a casa da lavoro?”) ma se è un qualcosa che ci riguarda in prima persona (“cosa pensa lei di me? In che modo vuole ostacolarmi?”) allora non vale più?

Inoltre, ficcanasare potrebbe andare bene se poniamo domande senza intenti malevoli, o è sbagliato sempre, a prescindere (ad esempio, chiedere se la mia migliore amica riuscirà a comprare casa, essendo un suo grande desiderio e desiderio mio quello di sostenerla positivamente, è disonesto tanto quanto chiedere, con intenzione malevola, di spiare nella vita di una che detesto e di cui voglio goderne le disgrazie)?

E in base a quale etica scegliamo che in alcuni scenari vada bene vedere anche situazioni di terzi e in altre no? Chi siamo noi per scegliere quando in una situazione sia corretto violare la privacy altrui, in nome del nostro consultante (decidendo, per altro, cosa lui possa o meno chiederci), e quanto no? 

(Dal sito: alfemminile.com)

Per chi mi sta leggendo, arrivati a questo punto forse vi starete chiedendo che cosa mi sia fumata per farmi questi trip (ma siete davvero legittimati a chiedervelo? Lol), tuttavia, se ci pensate un attimo, è un qualcosa che ha senso e ci fa capire come questa etica presenti effettivamente dei bug di sistema che andrebbero spiegati da chi la sostiene (anche perché è proprio da chi la sostiene che ho notato queste incongruenze nei contenuti social…gente che sostiene di non fare consulti su terzi, ma se in live viene chiesto “il mio ex mi pensa?” risponde senza problemi: non è un po’ un controsenso?).

Purtroppo (o per fortuna) io non sono tra queste persone, per cui le mie domande rimangono aperte per chiunque volesse dare un proprio punto di vista.

TUTTAVIA, HO ANCHE IO UN’OPINIONE IN MERITO

Premesso che io non venda consulti e che per me, qualsiasi domanda, sia lecita, credo che un consultante che paga e chiede un consulto dovrebbe farlo per una vera necessità e non per soddisfare curiosità fini a se stesse che potrebbero contribuire a sviluppare una becera “dipendenza” da cartomanzia. Credo inoltre che un bravo cartomante dovrebbe “educare” il consultante, per questo mi sento di dire che siamo noi i primi a dover far capire che la curiosità, soprattutto se ci rivolgiamo a un professionista e non alla cartomante amica, va bene soddisfarla fino a un certo punto.

Io, di base, posso anche risponderti, dicendoti se il tuo ex oggi si è visto di nascosto con Gianna al parco e se poi sono usciti a cena insieme, ma ti farei anche fare una piccola autoanalisi (ed ecco che esce la mia parte più tarologica) per capire se sia davvero necessario sapere queste cose. Magari quell’ora che hai pagato, oltre che usarla per chiedermi cosa fa il tuo ex mattino, pomeriggio e sera, possiamo usarla per qualcosa di più costruttivo. E se il fare domande su terze persone risulta per te, consultante, fruttuoso ed evolutivo, allora ben venga!

Quindi, in realtà, per me il discorso etico non è tanto nei confronti della terza persona, bensì del consultante che mi paga e che vorrei sfruttasse quel momento per qualcosa di utile, non per ficcanasare nel deretano altrui per poi andare a casa e piangere sconsolato dopo conferme scomode. Cosi facendo, di conseguenza, anche le domande su terzi si limiterebbero, perché il consultante inizierà a capire che il focus centrale della stesa e di quel tempo che ha pagato per andare dal cartomante è proprio lui, non gli altri!

Sul fatto che chiedere di terzi sia poco etico quindi, come ho scritto sopra, non mi trovo concorde al 100%: ripeto che le carte siano sempre state usate per questo motivo e che spesso, in chiave cartomantica, non sia nemmeno evitabile il loro coinvolgimento: a me farebbe piacere che qualcuno le facesse su di me? No, ma posso vietarlo? No, e il fatto che io scelga di non fare consulti su terzi mi protegge automaticamente da consulti non voluti sulla mia persona? Ancora una volta la risposta è no. Ergo, non fare consulti su terzi soddisferebbe solo una mia personale etica di cui, tra l’altro e come mostrato poco sopra, i limiti li pongo io, stabilendo quando sia opportuno o meno coinvolgere questi terzi e irrompere nella loro privacy. Io sinceramente al momento non mi sento di infangare alcuna morale nel portare avanti questo tipo di tradizione un po’ “ficcanaso” e anzi, mi sentirei ipocrita nel decretare, in nome di un’etica un po’ traballante e a mio avviso un po’ di facciata, quando va bene addentrarsi nel privato altrui e quando, invece, no.

Abadessa Devina


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