#2 TAROT BASICS - Dormire col tuo mazzo di Tarocchi serve davvero a qualcosa?

Da quando ho iniziato a girare sui social, una delle cose in assoluto più strane che abbia mai sentito è stata quella di “dormire con il mazzo di Tarocchi”.

Seriamente: ho visto persone addirittura scherzare su come dormire con nuovi mazzi le facesse sentire come se stessero tradendo quelli vecchi e persone consigliare di fare questa cosa in modo più che serio… e la domanda (lecita) è: A COSA SERVE? DAVVERO SERVE?


Bentornati (o benvenuti) nella nostra seconda lezione di Tarot Basics, la mia mini-rubrica dove ti insegno ad approcciarti ai Tarocchi proprio dalle basi!

Ci eravamo lasciati la scorsa volta con i miei magici consigli per acquistare il vostro primo mazzo, ma… cosa fare dopo?

Cioè, compro il mazzo e poi? Come lo ATTIVO? Come lo carico? COSA DEVO FARE??

PIANO!

Partiamo col dire, innanzitutto, che i social sono PIENI di termini come “attivare il mazzo di Tarocchi” / purificare / caricare / consacrare / incantare e via discorrendo… vi sorprenderà quindi scoprire che voi, in realtà, NON DOVETE FARE NULLA DI TUTTO CIÓ! O, almeno, non obbligatoriamente.

Tutti questi termini, infatti, riferiscono a delle azioni rituali che, come già detto qui, non sono obbligatorie: ciò significa che se per voi ha senso caricare, “attivare” o purificare il mazzo e, soprattutto, SAPETE come fare, siete liberissimi di farlo, ma è giusto sapere che i Tarocchi “funzionano” anche senza tutto ciò! E, soprattutto, io parto dal presupposto che voi siate neofiti, sia per quanto riguarda i Tarocchi che pratiche e mondi affini (come quello ritualistico) per cui il mio consiglio è quello di saltare tutta la parte rituale, ricordandosi che un rituale non fatto è sempre migliore di un rituale fatto male!

Quello che consiglio di fare io come step subito dopo l’acquisto è il PRENDERE FAMGILIARITÁ COL MAZZO!

(Da: Pinterest)

Ciò non si traduce in complessi rituali né necessita di altri strumenti all’infuori del mazzo stesso! Prendere famigliarità significa semplicemente iniziare a maneggiarlo, osservarlo e stabilire una sorta di contatto primario.

Alcune azioni che possono portare a famigliarizzare con il nostro mazzo sono quelle di percepirlo con i propri 5 sensi (toccarlo, osservare le sue figure, alcuni mi han confessato che, un po’ come con i nuovi libri, annusano le carte nuove, perché no!), leggere la prefazione del libretto per iniziare a capire la sua struttura, la storia che vi è dietro, se è un mazzo particolare ciò ci potrebbe anche aiutare a capire quale sia l’idea o il filo conduttore che ha portato l’autore a voler raffigurare le carte in certe maniere, portarlo con sé, creargli un sacchettino o una scatolina per poterlo conservare… ma anche DORMIRE COL MAZZO SUL COMODINO O SOTTO IL CUSCINO!

Come possiamo dedurre, dunque, il dormire col mazzo non è un qualcosa che davvero serve, bensì è un’azione che sentiamo consigliata proprio con la funzione metaforica di stabilire un legame col proprio strumento!

Io personalmente lo trovo strano e non l’ho mai fatto, perché preferisco prendere famigliarità coi miei strumenti in altri modi, ma se qualcuno dovesse sentirsi a suo agio o lo trovasse sensato a questo fine, perché non farlo?

Insomma: il succo della questione è di iniziare a stabilire, in qualsiasi maniera riteniamo consona, un legame con il nostro mazzo anche perché presto dovremo iniziare a fare i primi esercizi pratici ed è meglio avere un “buon rapporto” con esso! Come iniziamo a fare i primi passi nella pratica?

Per saperlo, continuate a seguire la rubrica perché presto uscirà il terzo episodio, dove ne parleremo e dove vi mostrerò alcuni esercizi etti utili!


Abadessa Devina

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